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Beata Eurosia "Donna"

A circa vent’anni cominciò a prestare servizio in casa di Carlo Barban, vicino di casa, rimasto vedovo con due figlie. Si dedicò con amorosa sollecitudine a tutti costoro e impartì alle bambine un’adeguata formazione religiosa. Il 5 maggio 1886 sposò il Barban, anche per continuare a svolgere nel migliore dei modi il servizio di carità che già si era assunto.

Da tale unione, casta e feconda, nacquero nove figli. La Serva di Dio adempì con precisione i doveri di madre e di sposa, amando il marito con fedeltà e aiutandolo a frenare gli impulsi caratteriali, educando i figli con la parola e con l’esempio e consigliandoli con prudenza nel discernimento della vocazione. Tre di questi sarebbero poi diventati sacerdoti. Accolse inoltre in casa altri bambini bisognosi, riservando loro tenerezze materne ed educandoli cristianamente. Per contribuire al sostentamento della famiglia, lavorava come sarta.  

Nel 1920 si iscrisse al Terz’Ordine Francescano e ne visse con impegno la spiritualità. Nel compimento dei doveri quotidiani, trovò la strada per ascendere a livelli sempre più elevati di perfezione evangelica e per esercitare le virtù cristiane. Infatti, testimoniò con la parola e con l’esempio la fede e la trasmise a quanti incontrava. Considerava come unica vera ricchezza quella di amare il Signore ed in effetti Lo amò con tutta se stessa, credette fermamente in Lui, aderì alla Sua volontà, ne rispettò la «Santa Legge». La speranza del Paradiso le diede la forza per affrontare numerose difficoltà e sofferenze. Nelle tribolazioni si affidava fiduciosamente al Padre celeste, che invocava costantemente nella preghiera, tanto da ripetere spesso invocazioni e giaculatorie. Alimentò la propria spiritualità mediante la devozione alla Santissima Trinità, alla Passione di Gesù, all’Eucaristia e alla Vergine, al cui Santuario di Monte Berico si recava sovente in pellegrinaggio. Fu obbediente e docile al Magistero della Chiesa ed ebbe un particolare onore e rispetto per i ministri del Signore.

Si dedicò con entusiasmo all’insegnamento del catechismo e trasformò la scuola di cucito, avviata in casa, in una scuola di vita per tante ragazze che guidava maternamente sulle vie di Dio. Ebbe una particolare cura per gli orfani e per le persone colpite dai lutti del primo conflitto mondiale. Avendo orrore per il peccato, ammoniva gli erranti e offriva al Signore preghiere e sacrifici per la loro conversione. Fuggiva la mormorazione e fu strumento di pace e di concordia. Fornì consigli prudenti e raccomandazioni sagge ai propri figli e a quanti si rivolgevano a lei per chiedere aiuto, riconoscendone l’elevata statura morale. Fu giusta con tutti, sobria nel vestire e negli atteggiamenti e concedeva al corpo solo il riposo strettamente necessario.

Seguendo l’insegnamento di San Francesco d’Assisi, visse in serena e dignitosa povertà e si diceva contenta di essere povera come lo era stato il Signore Gesù. Non desiderò mai onori e distinzioni e fu umile al punto da definirsi una «povera peccatora». Nell’autunno del 1931 venne colpita da dolorosa infermità, da lei sopportata con fortezza d’animo e senza lamenti. Morì l’8 gennaio dell’anno successivo e, prima di spirare, raccomandò la propria anima al Signore, speranzosa nel premio eterno.

In virtù della diffusa fama di santità, nel 1975 il Vescovo di Padova con l’autorità conferitagli dalla Santa Sede diede inizio alla Causa di beatificazione e canonizzazione con la celebrazione del Processo Cognizionale. Adempiuto regolarmente quanto stabilito dal diritto, furono promulgati alla presenza del Nostro Venerato Predecessore Giovanni Paolo II i decreti sull’eroicità delle virtù, in data 7 luglio 2003, e sul miracolo il 22 giugno 2004. Stabilimmo poi che il rito della beatificazione si sarebbe svolto a Vicenza il 6 novembre 2005.

Hodie igitur ...

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