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Donna - Moglie - Mamma

            Mammarosa aveva ereditato un senso forte della famiglia: a questo proposito, tuttavia, è doveroso fare qualche precisazione: in genere ci si sposa per generare figli ed è naturale che sia così. Nel caso di Mammarosa sembra che si siano invertiti i fattori: essa infatti prima si è sentita chiamata a diventare mamma di due orfani, figli del futuro marito Carlo, e poi ha deciso di diventare sposa. Quando disse che “i figli sono dono di Dio” probabilmente intendeva alludere non solo ai suoi, ma anche a quelli di altre coppie diventati orfani e perciò bisognosi di una mamma.

            Essa aveva compreso che il primo luogo nel quale si può e si deve assicurare la formazione umana e cristiana dei figli è la famiglia. Per Mammarosa la famiglia, la propria famiglia è esattamente anche il luogo nel quale cercare la santità. Da quando, dopo lunghe preghiere, ha deciso di abbracciare la vocazione al matrimonio Mammarosa non ha pensato ad altro, se non a fare della famiglia il luogo della sua santificazione.

            Lo so che erano altri tempi, caratterizzati da ben altra mentalità; ma ciò non toglie che il desiderio della maternità sia pienamente valido e rispettabile anche oggi e, soprattutto, che esso debba essere favorito e alimentato, mediante una saggia educazione alla maternità (rispettivamente alla paternità) in seno alla nostra società civile e, segnatamente, in seno alle nostre comunità di fede. Ma, ahimé, sia come famiglie sia come comunità, siamo purtroppo assai lontani dalla piena consapevolezza circa questo compito formativo di cui, invece, hanno estremo bisogno i nostri giovani.

            E’ qui che, a mio modesto avviso, si è chiaramente manifestata la fantasia di Dio nella vita di Mammarosa. Dio, infatti. è vita e sorgente di ogni vita; egli è “amante della vita” (Sapienza 11, 26) e alla prima coppia non ha solo consigliato, ma ha comandato di amarsi e di trasmettere la vita. Questa teologia del matrimonio, fondata sulla volontà del Creatore, Gesù l’ha semplicemente ribadita e ulteriormente santificata (vedi Matteo 19, 1-12). Urge pertanto suscitare nei giovani una rinnovata coscienza dei fini del matrimonio che, oggi sopratutto, attendono non solo di essere rispettati ma anche e soprattutto di essere valorizzati.

            Mammarosa, a mio avviso, ha avuto il dono di fare sintesi armonica tra valori umani e cristiani. Essa infatti ha saputo non solo vivere i valori umani e cristiani annessi alla maternità e al matrimonio, ma li ha coniugati armoniosamente, rispettando la loro gerarchia. In questo mi pare di vedere realizzato un tratto di quel “umanesimo cristiano”, delineato dall’apostolo Paolo quando scrive ai cristiani di Filippi: “In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (4, 8). In questo consiste la sapienza cristiana: saper vivere i valori umani, dono del Creatore, nella luce del Vangelo: e questa è stata, a mio avviso, la grazia che ha ricevuto Mammarosa.

+ Carlo Ghidelli, vescovo emerito di Lanciano

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