Demo

Un grande amore ai sacerdoti

So che lavorano tanto, poverini!. Non tollerava, poi, che alcuno, in sua presenza, parlasse male di nessun sacerdote, anche quando si riferiva a qualche scandalo pubblico.

Su ciò era molto delicata, intransigente; quasi le si toccasse la pupilla degli occhi. Non voleva che in loro si guardassero peccati e difetti:

Bisogna sempre rispettare i ministri di Dio. E se qualcuno manca, come uomo, dobbiamo compatirlo e pregare molto per lui.

Se veniva a sapere che qualche ecclesiastico non tenesse condotta esemplare, essa faceva di tutto per nascondere la cosa.

E se il fatto notorio faceva scivolare il discorso su questo punto, destramente ne deviava il filo, dicendo: Poveretto, chissà che non siano calunnie!

I cattivi fanno presto a parlare male dei sacerdoti!. Se la notizia era troppo palese, trovava la scusa delicata, dicendo:

Chissà quali tentazioni avrà avuto! Perciò bisogna aiutarlo molto con le nostre preghiere! Del resto, anche i sacerdoti possono essere tentati, perché il diavolo li odia e cerca di rovinarli.

Perciò, quando vi giunge qualche brutta diceria in proposito, fate finta di non sapere nulla e tacete!. Una mattina si trovavano insieme, nella casa natìa, i sui tre cari figli. Mentre la madre preparava loro un po’ di colazione, vennero tra loro ad accennare ad un caso doloroso, sulla bocca di tutti, in cui fu macchiata la veste sacerdotale. Lo scandalo e il dolore erano grandi.

Essa ascoltava e taceva. Ad un tratto interruppe il loro discorso, quasi piangendo: Figlioli miei, è meglio non parlare di queste cose, benché ne parlino tutti. Bisogna compatire quel poveretto e pregare Dio che gli tocchi il cuore e lo converta!.

Poi, riprese con forza, alzando le mani e gli occhi la cielo: Io ho sempre pregato il Signore e la Madonna per voi tre. E li prego ancora ogni giorno: che vi faccia morire subito, piuttosto che diventiate così.

I tre figli, impressionati e commossi, risposero in coro: Sì, mamma; piuttosto morire mille volte, che diventare così.

Essa continuò, in silenzio, a pregare e a piangere. Lagrime eloquenti, in cui brillavano luci di fede, di mònito, di fiducia, come sulle gocce di pioggia si distende l’iride variopinta, dopo la tempesta. Dal libro Mamma Rosa  Biografia della Serva di Dio Eurosia Fabris ved. Barban

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